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Archivio per maggio, 2007

Archos 704

Archos 704

Archos 704

Prezzo: 499 € (modello da 40 GB)

Ecco l’ultimo lettore portatile di casa Archos. La particolarità più evidente, come si capisce dal suo stesso nome, è la presenza del Wi-Fi che permette anche di navigare in internet sebbene non supporti le tecnologie java e flash.

Inoltre il suo schermo TFT dalla diagonale di ben 7″ con risoluzione 800×480 è sensibile al tocco.

Permette di visualizzare le foto nei formati jpeg, bmp e png ed è possibile importarle direttamente dalla propria fotocamera e visualizza i documenti PDF.

Ovviamente fa anche quello per cui è stato pensato principalmente, ovvero riprodurre musica e video in svariati formati ma può anche registrare contenuti da fonti esterne.

E’ disponibili in due versioni che si differenziano per la capienza: 40 GB e 80 GB

Risposta:

L’espressione è nata da un duplice gioco di parole rispetto alla parola copyright. Da una lato “left” vuol dire sinistra ed è quindi il contrario di “right” che vuol dire destra, dando così un’idea di rovesciamento (come nel caso del motto “all rights reversed”, appunto); dall’altro se copyright significa letteralmente “diritto (esclusivo) di copia”, copyleft significa “permesso di copia”, dato che “left” è anche il participio del verbo “to leave”, cioè permettere, lasciare.

Grazie a questa nuova mentalità e agli strumenti giuridici delle licenze d’uso di un’opera, gli autori di opere dell’ingegno (dal software alla poesia) possono decidere a priori di concedere agli utenti determinate libertà nell’utilizo e nella diffusione dell’opera, derogando (per libera scelta) così alla tutela standard che il diritto d’autore applicherebbe automaticamente.

Risposta:

benché si possa rinunciare al copyright su un proprio programma e renderlo così di pubblico dominio, la gran parte del software libero è distribuito con una licenza. Per esempio, sono licenze di copyright la licenza BSD e la GNU GPL, anche se per qualificare quest’ultima spesso si parla di permesso d’autore (copyleft).

Risposta:

la libertà del software non ha nulla a che vedere con il suo prezzo. Benché gran parte del software libero più diffuso sia distribuito gratuitamente, ci sono programmatori che vivono della vendita e della manutenzione dei programmi liberi da loro creati.

Risposta:

L’espressione “software libero” si riferisce alla libertà dell’utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software. Più precisamente, esso si riferisce a quattro tipi di libertà per gli utenti del software:

  • Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà 0).
  • Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità (libertà 1). L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
  • Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo (libertà 2).
  • Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio (libertà 3). L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito (vedi domanda: cos’è l’open source)

Risposta:

Open Source significa (codice) sorgente aperto, cioè leggibile, dove per codice sorgente si intende quel codice con cui vengono scritti i vari programmi. Questa dicitura prevede quindi la possibilità che più persone possano guardare il codice sorgente di un programma ed eventualmente apporre delle modifiche che consentano di migliorarlo, permettendone uno sviluppo più veloce e ottimale.

Il concetto di codice sorgente aperto risale agli anni ‘70 ed è abbinabile alla storia della BSD (Berkeley Software Distribution) e di Unix. Soltanto nel 1998, tuttavia, il termine “Open Source” è stato ufficializzato da alcuni sviluppatori e dalla comunità Internet affiancandolo a quello già esistente di free software (software libero).

L’evento che ha dato il via al diffondersi dell’espressione “open source” è stato il rilascio, nel febbraio 1998, del codice sorgente del browser Netscape.

Risposta:

Vi è mai capitato di registrarvi a qualche servizio online nel quale vi chiedono un codice di conferma ritratto in un’immagine leggermente distorta? Bene, quello è un captcha, ovvero una stringa di testo distorta in modo che i bot informatici colpevoli dello spam su internet non riescano a carpire tale codice e quindi a registrarsi in maniera fasulla.

Risposta:

in ambito internet il social lending è un concetto che sta prendendo sempre più piede. In pratica è una associazione tra il p2p applicato al mondo della finanza via internet. Chi possiede denaro può metterlo a disposizione per un prestito personale a chi ne ha bisogno, con regolare interesse e sotto la supervisione delle istituzioni finanziarie adibite al controllo. La novità sta nel totale disinteresse di questo sistema dal sistema bancario tradizionale, riuscendo così ad applicare condizioni vantaggiose in termini di tassi di interesse sia a chi eroga il prestito sia a chi lo deve ricevere. Inoltre il prestito non viene erogato ad un solo individuo ma viene distribuito tra più soggetti che ne fanno richiesta.

Un esempio pratico di questa filosofia è rappresentato dal sito Zopa.com dove zopa sta per Zone of Possible Agreement, il sito fu creato nel 2005 in Inghilterra da un gruppo composto di ex membri del team Egg (una delle più grandi banche online al mondo) ed è finanziato da alcuni dei principali fondi di investimento in venture capital. In sostanza Zopa.com fa pagare una tassa minima sia a chi presta i soldi sia a chi li riceve in modo da finanziare il sito. Ma la novità sta anche nel fatto che è il prestatore a definire i tassi di interesse o la durata del prestito. Zopa.com applica infine di base un tasso del 4.5% sui soldi in attesa di essere distribuiti in modo che chi li presta abbia già un minimo di guadagno anche se per ipotesi i suoi soldi non dovessero venire utilizzati.

Una delle limitazioni di Zopa.com è che al momento il mercato di interesse è ristretto al territorio inglese in quanto bisogna avere la residenza nel paese in cui viene erogato il prestito, ma la novità è che questo sta per aprire negli Stati Uniti ed entro l’estate forse anche in Italia per la quale è in attesa dell’autorizzazione da parte della Banca d’Italia.

Creative Optia

Creative Optia

Prezzo: 99 €

Una nuova webcam da Creative che rappresenta una mini rivoluzione per via delle sue specifiche tecniche ad alto livello. E’ dotata infatti di un sensore da 2 megapixel al quale va aggiungo l’autofocus da 7 cm a infinito. Quest’ultima caratteristica, unita all’ormai collaudato smart face tracking, migliora decisamente la comunicazione in quanto garantisce che l’immagine sia sempre nitida e centrata sul soggetto. Il sensore CMOS consente infine di catturare video ad una risoluzione di ben 1600×1200. Un vero gioiellino.

Katadyn Vario

Prezzo: 100 €

Se siete un pò schizzinosi quando si tratta di bere allora questo depuratore portatile di Katadyn fa per voi, è dotato di un pre-filtro in ceramica, un filtro in vetro contro i germi ed uno a carboni attivi in grado di cancellare i sapori sgradevoli. La modalità “longer life” obbliga l’acqua a passare attraverso tutti i filtri, è più lento (1 litro al minuto), ma assicura una maggior durata dei filtri stessi ed è adatto per acqua particolarmente sporca con detriti solidi. La modalità “faster flow” invece, non utilizza il filtro ceramico ed è quindi più veloce (2 litri al minuto).

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