Dopo i romanzi dal carattere vampiresco appartenenti alla serie di Twilight, la scrittrice Stephenie Meyer ha iniziato quella che sembra essere un’altra trilogia che cambia però totalmente genere rispetto agli ormai celebri protagonisti della famiglia Cullen.

La protagonista è infatti Wanda, un’anima inserita all’interno del corpo mortale di Melanie da una razza aliena che mira a possedere completamente quella umana in modo da cessarne l’indole ostile e bellicosa.

La Pagina 101:

Cosa? Morire? Piuttosto che consegnare ai Cercatori un paio di umani dispersi?

Trasalimmo di nuovo, ma il mio disgusto la confortò. Tuttavia la mia paura era più intensa del suo sollievo.

Quando il letto del torrente iniziò a curvare troppo a nord, Melanie suggerì di lasciar perdere il sentiero piatto e cinerino, per puntare dritto verso il terzo segnale, lo sperone roccioso orientale che sembrava teso verso il cielo senza nuvole.

Ero restia ad abbandonare il torrente, come prima mi ero rifiutata di scendere dall’auto. Era l’unica maniera per tornare al sentiero, e dal sentiero alla statale.

“Abbi fede, Viandante. Troveremo lo zio Jeb, oppure sarà lui a trovare noi.”

“Se è ancora vivo” aggiunsi con un sospiro, e cambiai direzione addentrandomi nella boscaglia, che si estendeva uniforme a perdita d’occhio. “L’idea della fede non mi è familiare. Non mi attrae granchè”

“Chiamala fiducia, allora”

“Di chi mi devo fidare, di te?” Scoppiai a ridere. Sentii la gola cotta dall’aria calda, quando aprii bocca.

“Pensa” disse lei, cambiando discorso, “magari prima di sera li incontreremo.”

Condividevamo lo stesso desiderio: l’immagine di due volti, un uomo, un ragazzino, emerse dai nostri ricordi. Iniziai a camminare più svelta, ma non ero sicura di avere il pieno controllo dei movimenti.

Iniziò a fare caldo… e più caldo, e più caldo ancora. Il sudore mi impregnava i capelli, e la mia camicia giallo chiaro era appiccicata alla pelle. Nel pomeriggio si alzarono folate di vento urticante, che mi soffiava sabbia in faccia. L’aria secca asciugava il sudore, incrostava i capelli e mi faceva sventolare la camicia, che sbatteva rigida come un foglio di cartone. Proseguii il cammino.

Bevevo più spesso di quanto Melanie mi consigliasse. Mi rimproverava a ogni sorsata dicendo che l’indomani ce ne sarebbe servita ancora di più. Ma sentivo di averle già concesso abbastanza per quel giorno, e non ero più disposta ad ascoltare. Bevevo quando avevo sete, cioè quasi sempre.

Le gambe mi spingevano avanti meccanicamente. Il macinare dei piedi era musica di sottofondo, bassa e noiosa.

2 COMMENTI

  1. A me è piaciuto, non è malvagio, non è ai livelli di Twilight però è carino.

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