Neanche a farlo apposta poco tempo fa su Facebook ho creato la discussione “Cultura Nerd” in cui elencavo alcuni films e serie-tv da non perdere, ora invece mi capita tra le mani il nuovo libro di Benjamin Nugent “Storia naturale del nerd” nel quale si approfondisce enormemente l’argomento.
Il libro ricostruisce in modo rigoroso e divertente la vera storia di una comunità sempre più potente, che nel giro di alcuni decenni è arrivata a dominare, in un modo o nell’altro, la nostra cultura popolare. Non c’è da stupirsi allora se Bill Gates, Steve Jobs, Steven Spielberg e Mark Zuckerberg, da sfigatissimi secchioni quali erano siano oggi diventati guru e modelli per un’intera generazione.

Consiglio la visione della pagina ufficiale che ci mette a disposizione, oltre ad una raccolta di links sull’argomento, anche alcuni piccoli test per cercare di capire quanto Nerd possa essere ciascuno di noi.
La Pagina 101:
Alla Westlake Kellie aveva intuito che Zack poteva avere dentro quel tipo di intelligenza repressa che esplode in un contesto come le gare di dibattito, come se le gare fossero una cura contro la banalità della scuola. Dopo essere riuscita ad attrarre la sua attenzione, gli aveva dato da leggere Sorvegliare e punire di Foucault, un’opera importantissima nel campo degli studi storici decostruzionisti che si apre con la descrizione di una tortura del xvii secolo. «Mi ha detto: “Che cosa mi ha fatto? È da settantadue ore che non riesco a smettere di leggere questo libro”.» Kellie dice che questa è la tipica storia del debater ribelle. «Molti debater sono intelligenti, molti hanno problemi comportamentali.» Si stringe nelle spalle. Racconta che quando guardi entrare in classe i ragazzini interessati al dibattito ti accorgi che «sono tutti incredibilmente strani».
Quando Kellie – anche lei un’accanita debater nonché studentessa secchiona di una high school della middle class vicino a Houston e Austin – ha conosciuto Zack e Jack, si è sentita molto vicina a «questi due ragazzini che frequentavano una scuola per gente ricchissima,
dove erano pesci fuor d’acqua».
Jack, che è magro, con gli occhialetti dalla montatura di metallo, il naso all’insù, i capelli biondi lunghi e lisci, parla un po’ della sua esperienza di musicista – suona la batteria in un gruppo – e del suo desiderio di diventare un insegnante o un avvocato difensore dei diritti civili. Jack sta diventando bravo come Zack a brandire i modernisti europei, e ha chiesto a suo padre di non mettere i trofei vinti nelle gare di dibattito sul caminetto perché da una prospettiva ambientalista i trofei sono uno spreco di materiale, e perché lo scopo del dibattito è esprimere ciò in cui credi, non vincere.
In realtà, Zack e Jack sono arrivati a rifiutare in toto tutti i paraphernalia convenzionali del successo, e questo ha sempre rappresentato un dilemma per Kellie. «Zack ha un’intelligenza eccezionale, ma i voti a scuola erano bassi perché a lui non importa niente della scuola; gli interessano solo i dibattiti. A scuola ti trovi davanti a questo genere di bivio: “Posso continuare a coniugare questi merdosi verbi spagnoli oppure posso leggere altre cento pagine di Deleuze”. E noi insegniamo ai nostri alunni a mettere in discussione il sistema e poi loro lo sfidano. Sostengono che il liceo è una forma di detenzione senza indizio di colpevolezza, e da una parte hanno torto ma dall’altra hanno anche ragione.

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