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Dunkirk è il nuovo film diretto da Christofer Nolan, incentrato sulle vicende realmente accadute all’inizio della seconda guerra mondiale e raccontate su tre linee temporali

Lo ammetto, prima di scrivere questa recensione ho letto online cosa ne pensassero gli altri e come di consueto quando si tratta di Christofer Nolan i suoi lavori o li si ama o difficilmente vengono capiti: io sto nel mezzo.

Prima di andare al cinema mi ero informato, letto alcuni articoli su come Nolan avesse voluto interpretare a modo suo un evento sconosciuto (l’operazione Dynamo) ma piuttosto emblematico agli albori della seconda guerra mondiale che vede come protagoniste le forze britanniche e francesi mentre cercano di coprire la ritirata di 400.000 uomini costretti sulle spiagge di Dunkerque.

Allerta spoiler: da qui in poi ti farai del male se ancora non hai visto il film, ma sono curioso di conoscere la tua opinione!

Non ci sono americani e non ci sono russi perchè ancora il grande conflitto non è scoppiato ma la cosa anomala è che in Dunkirk non ci sono nemmeno i tedeschi: si tratta infatti di uno di quei film in cui il nemico è invisibile (fatta eccezione per una manciata di aerei) sebbene la sua presenza sia tangibile sui volti pieni di terrore delle forze alleate.

L’intento di Dunkirk, secondo Nolan, è quello di mettere lo spettatore al centro dell’attenzione: è lui il vero protagonista. E in questo senso la pellicola sembra pienamente riuscita grazie alla sua capacità di trasmettere la paura che provarono i soldati ma soprattutto il loro desiderio di tornare a casa (in Inghilterra).

Ma allora perchè non mi è piaciuto del tutto?

Perchè come ho già detto il nemico è invisibile e quindi a parte qualche colpo sparato, un missile sottomarino e qualche aereo il conflitto inteso come scontro bellico puro manca.

Perchè questa mancanza è ancor più sentita per via di un sonoro studiato appositamente per trasmettere una tensione continua presente fin dal primo secondo: durante l’intero film si ha come la sensazione che “qualcosa di più grosso stia per accadere”, ma di fatto non accadrà mai.

Perchè il dialogo è pressoché assente e se questo indubbiamente rientra nei piani di Nolan per farci vivere il momento non da comunque motivo per creare un attaccamento con i personaggi.

Perchè il racconto studiato su 3 linee temporali, assegnando ad ogni linea un territorio (terra, mare, aria) è si un’idea geniale ma ben poco percepibile e anzi chi vede il film senza saperlo rischia di odiare questo film in quanto alcune scene specialmente all’inizio sono apprezzabili soltanto se lo si sa, e 3 parole scritte in apertura non bastano ad esprimere un concetto.

Perchè l’intreccio delle 3 linee temporali toglie suspense dal momento che in alcuni casi sappiamo già come andrà a finire una certa scena, ad esempio:

  • sappiamo che l’aereo ammarerà con successo (non era forse possibile semplicemente non farlo vedere? Vivo o morto che fosse il pilota bastava non mostrare l’ammaraggio lasciandolo al momento successivo)
  • sappiamo che un’imbarcazione esploderà prima di vederlo effettivamente, e se chiaramente non sappiamo quale tra le tante quando si vede il missile in acqua sappiamo già la fine

Perchè se questo film è visto in una sala qualsiasi e non all’arcadia di Melzo (eletta miglior sala cinematografica d’Europa) dove l’ho visto io perde il 60% del suo valore essendo la componente audio fondamentale.

Insomma, proprio non mi è piaciuto? Non ho detto questo, ma dico semplicemente che non un capolavoro come molti lo definiscono e non potrà rimanere nell’immaginario collettivo mancando di battute “memorabili” che lo consentano. Vincerà indubbiamente qualche Oscar perchè audio e immagini sono davvero curati ai massimi livelli, ma può essere il film dell’anno o addirittura del decennio? Onestamente spero proprio di no.

Infine alcuni messaggi che Nolan vuole trasmettere a fine film sono difficili da comprendere: l’eroe rimarrà uno sconosciuto mentre un ragazzo morto per un incidente banale meriterà i titoli di giornale ed un evento che poteva segnare negativamente le sorti della guerra diviene la massima espressione della politica capace di trasformare un’evacuazione senza precedenti in una vittoria morale.

La Grand Bretagna infatti se da un lato riuscì a riportare in patria i suoi uomini (in quale stato psicologico poi), dall’altro dovette fare i conti con il fatto di essere totalmente disarmata al punto tale che su tutta l’isola si contavano ben poche armi (circa 600 tra cannoni e carri armati) contro i migliaia di armamenti lasciati oltre la Manica in mano alle forze tedesche.

E va tenuto in considerazione il fatto che quanto accaduto a Dunkerque fu fondamentale anche per la Francia che se da un lato vedeva tratti in salvo 100.000 soldati francesi dall’altro vedeva venir meno il suo più importante alleato (fino ad allora) e a quel punto come descrisse lo storico e giornalista statunitense:

Dunkerque fu la fine dell’inizio per gli inglesi; ma, per i francesi, fu l’inizio della fine

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