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Ufficialmente presentato, Huawei Mate 10 Pro arriverà in Italia a novembre ad un prezzo di 849 Euro

Il nuovo Huawei Mate 10 Pro avrà un display OLED da 6″ in formato 18:9 con risoluzione 2160×1080 pixel e monterà il processore Kirin 970 al cui interno racchiude una unità denominata NPU alla quale spetterà il compito di velocizzare le operazioni di machine learning come ad esempio il riconoscimento di una scena o di un volto senza fare ricorso al cloud come avviene invece con i vari assistenti vocali.

E’ un po’ su questo argomento, l’intelligenza artificiale, che Huawei pone una particolare attenzione e che sarà probabilmente fattore di punta degli smartphone 2018.

Ma Huawei Mate 10 Pro punta anche su altri fattori come ad esempio la doppia fotocamera posteriore da 12 RGB e 20 megapixel monocromatica, entrambe con apertura f/1.6 e stabilizzazione ottica sviluppate ancora una volta in collaborazione con Leica.

Esteticamente il Mate 10 Pro richiama alcuni elementi del passato, con un vetro frontale senza bordi arrotondati, e sebbene abbia un corpo in alluminio sul retro è presente una superficie in vetro che oltre ad esporsi al problema delle ditate è anche leggermente più delicato. Manca inoltre il jack audio, una tendenza a mio avviso negativa che comincia a consolidarsi via via su un numero sempre maggiore di smartphone. Altro elemento mancante la ricarica wireless.

Mate 10 Pro disporrà di 6 GB di RAM e 128 GB di memoria ROM su cui archiviare i propri dati e grazie al miglioramento fatto sulle performance dei processori e della GPU Mali G72 l’autonomia dovrebbe aggirarsi, secondo Huawei, intorno ai 2 giorni anche grazie ai 4000 mAh della batteria capace tra l’altro di ricaricarsi al 58% nel giro di soli 30 minuti.

Per quanto riguarda infine la certificazione ad acqua e polvere: IP67

Intelligenza artificiale: marketing o c’è dell’altro?

L’argomento dell’intelligenza artificiale sta prendendo sempre più piede all’interno degli smartphone di oggi: indubbiamente c’è una base di marketing che ha saputo sfruttare l’onda degli assistenti vocali, i primi a venirci spacciati come una sorta di intelligenza di qualche tipo, ma di fatto l’avere un chip a bordo che si occupa di tutta una parte di funzioni specifiche e che non si basa più sul ricorso al cloud è qualcosa in più. Chiaramente non si tratta di quell’intelligenza artificiale di cui tutti potremmo pensare e dalla quale siamo ancora estremamente lontani, ma il compito di aumentarne le capacità spetta agli sviluppatori delle app in quanto saranno loro poi a dover farci capire fino a che punto questi nuovi chip si potranno spingere.

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