Questa mattina la Borsa americana si è svegliata facendo registrare al titolo di Facebook un -5,20%. Il motivo si chiama Cambridge Analytica

Di recente un’inchiesta condotta da Guardian e New York Times ha portato alla luce il comportamento intrapreso dalla società Cambridge Analytica che durante le ultime elezioni presidenziali americane, e forse anche in quelle italiane, potrebbe aver avuto un peso importante nello sbilanciare gli equilibri della bilancia.

Ma chi è Cambridge Analytica?

Cambridge Analytica è una società di consulenza e marketing online fondata nel 2013 da Robert Mercer, un miliardario statunitense avente forti legami con Steve Bannon: consigliere e stratega di Trump. La società è al centro di un importante dibattito che include la salvaguardia della nostra privacy ed il perchè è presto detto: da quando è nata ha avuto lo scopo di raccogliere un ingente quantità di dati dagli utenti online, e più in particolare da account Facebook.

Si stima che per supportare la campagna di Donald Trump, Cambridge Analytica abbia raccolto dati provenienti da 270 mila utenti Facebook che poi tramite le loro amicizie questo dato è salito ad un impressionante numero superiore ai 50 milioni.

Che tipo di dati ha raccolto Cambridge Analytica?

La società ha raccolto qualsiasi tipo di dato tornasse utile al fine di profilare l’utente in merito alla sua scuola di pensiero, alle sue preferenze o qualsiasi altro dato in grado di determinare la sua appartenenza politica.

Michal Kosinski, l’ideatore dell’algoritmo sul quale ruota la raccolta dati di Cambridge Analytica, sostiene che con un numero di Mi Piace superiore a 300 si è in grado di raccogliere una serie di preferenze dell’utente capaci da conoscerlo meglio di quanto l’utente conosca se stesso.

A che scopo Cambridge Analytica raccoglieva tali dati?

Lo scopo era semplice: creare campagne marketing molto mirate capaci di influenzarne il voto in vista delle elezioni.

Ma Facebook cosa c’entra?

Cambridge Analytica per la raccolta di tutti questi dati ha sfruttato un’app gratuita che permetteva la creazione di un proprio profilo psicologico: per poterla usare occorreva effettuare il login sfruttando il Login di Facebook e quindi se da un lato questa app era gratuita dall’altra era ampiamente ripagata dalla qualità dei dati raccolti.

Indovina quanti utenti utilizzarono questa app? Circa 270 mila ovvero il numero visto poche righe più sopra.

Ora è difficile capire con esattezza la qualità dei dati raccolti relativi a quei 50 milioni di utenti, ma il problema quanto meno per Facebook è un altro: Aleksandr Kogan, l’ideatore dell’app, secondo i criteri di Facebook non aveva il permesso di condividere le informazioni raccolte con terze parti cosa che invece è avvenuta.

Quindi da un lato c’è stata una piena violazione dei termini d’uso della piattaforma, ma dall’altro c’è stato anche un intervento tardivo da parte di Facebook che sebbene pare fosse al corrente della situazione ha preferito ignorarla fino a 2 anni dopo quando fu la stessa Cambridge Analytica ad autodenunciarsi arrivando così alla sospensione del loro account solo dopo aver saputo dell’imminente pubblicazione degli articoli di Guardian e New York Times.

Ecco quindi il tracollo…

Ecco quindi perchè Facebook è crollata in borsa: Wall Street ha voluto punirla per la sua scarsa cura dei dati personali ma la vicenda potrebbe ripercuotersi anche in altre sedi ed una di queste potrebbe essere il Parlamento Europeo.

Ma possibile che nessuno l’abbia fatto prima di loro? Obama?

Molti prendono spunto dalla vicenda di Cambridge Analytica per ricordare il fatto che anche le campagne di Obama furono molto incentrate su internet e l’utilizzo dei social, ma quello che molti forse ignorano è il fatto che c’è differenza tra studiare e profilare gruppi di persone come fu fatto nel caso di Obama dal finire per profilare ogni singolo individuo come è stato fatto negli anni successivi da Cambridge Analytica.

Rispondi