Dopo aver visto la recensione della prima stagione della serie TV “La casa di carta” disponibile su Netflix, non poteva mancare la recensione della seconda epica stagione

Non serve dire che La Casa di Carta 2, un po’ come successo con la prima stagione, l’ho divorata in men che non si dica: ti incolla, ti appassiona e non ti lascia andare fino alla fine.

La prima stagione ci aveva lasciati con un professore meno portato alla teoria e pronto ad entrare in azione per difendere la sua identità segreta, ed infatti buona parte della seconda stagione segue quel filo narrativo che si focalizzerà appunto sui suoi tentativi di coprire le sue tracce mentre all’interno della Banca Centrale spagnola proprio a causa della sua assenza nasceranno dei dissidi che rischiano di mandare all’aria il piano del secolo.

Nel susseguirsi degli eventi ci sarà spazio per l’amore, approfondendo temi psicologici come la sindrome di Stoccolma, che nonostante vengano trattati con leggerezza non si può smettere di cercare di capire fino a che punto si può spingere un tale legame.

Ma ci sarà spazio anche per l’odio, messo in particolare evidenza dalla “vittima” di Berlino perchè nonostante la serie TV cerchi di mettere in buona luce i nostri ladri, lei ci riporta con i piedi per terra ricordandoci che tutto sommato all’interno della Zecca è stato commesso qualche reato ben più grave del “semplice” furto.

Anche la seconda stagione scorre bene, non perde smalto e decentralizza l’attenzione dello spettatore portandolo maggiormente all’aria aperta dove un altro fatto importante sta avendo atto ovvero la conversione dell’ispettrice Raquel che se da un lato appare poco credibile così come sono poco credibili le sue vicende private che avvengono in un momento di crisi nazionale dall’altro finiscono per essere trascurabili dopo aver ascoltato le parole del professore.

Quello che invece rimane poco realistico sono gli scontri a fuoco in almeno un paio di occasioni: quando Tokio fa il suo ritorno nella zecca di stato e quando le forze armate irrompono all’interno.

Ma tutto è bene quel che finisce bene, o quasi.

Nonostante il finale perfetto infatti sapere che è stata confermata una terza stagione mi lascia pensare che forse qualcosa durante la fuga potrebbe essere andato storto, o semplicemente la polizia è sulle loro tracce pronta a vendicarsi della figuraccia fatta in precedenza.

La serie TV, che prima di approdare su Netflix era già stata trasmessa da un’emittente spagnola, è stata scritta e realizzata per essere così come l’abbiamo vista e goduta: quello che avverrà da qui in avanti è un semplice frutto del successo riscosso con Netflix e se da un lato non vedo l’ora di assistere ad una terza stagione dall’altro mi dispiacerebbe pensare ad un piccolo capolavoro rovinato… ma per il momento restiamo positivi e godiamoci il presente con il miliardo di Euro che abbiamo appena intascato.

E poi spegnamo la sveglia quando suonerà…

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