Netflix ci propone Lost in Space, la rivisitazione di un classico della fantascienza

Gli utenti più attenti al genere fantascienza sapranno che Lost in Space è tratto dall’omonima serie TV che andò in onda negli anni 60, qualcosa che allora si poteva definire all’avanguardia per i temi trattati che furono poi ripresi in un film sempre intitolato allo stesso modo e che non ebbe molta fortuna dal punto di vista della critica ma che ebbe l’importante compito di scalzare Titanic dalla vetta della classifica dei film più visti di quel periodo.

Un’immagine di Lost in Space degli anni 60

Il nuovo Lost in Space ha indubbiamente elementi in comune con entrambi: tanto per cominciare la famiglia Robinson che questa volta non è pioniera di avventure in quanto vivono in un’era in cui lo spazio è già stato colonizzato a causa dell’insostenibilità della vita sulla Terra, un tema che in questo inizio 2018 ho già rivisto diverse volte; e poi abbiamo l’elemento non umano che se in passato era un robot qui pur mantenendo sembianze simili sembra appartenere ad una natura aliena.

L’inizio della prima stagione è ben strutturato e permette di conoscere in maniera approfondita i diversi componenti della famiglia Robinson ma anche di coloro che ruoteranno attorno ad essi.

Certo si ha l’idea che tutte le sfighe dell’universo abbiano convogliato verso un’unica navicella ma ciò nonostante le avventure che saranno costretti ad affrontare ci faranno anche capire che siamo di fronte ad una famiglia fuori dal comune.

La parte che ho apprezzato un po’ meno è stata quella legata al bambino e al suo rapporto con l’intelligenza aliena che ha leggermente attenuato i toni ed ha trasformato un essere altamente letale in qualcosa che sembra meno offensivo di un teletubbies.

Ciò nonostante i nostalgici come me avranno visto in questo un chiaro rimando al passato e pertanto chiuso un occhio.

La trama si sviluppa poi sul tentativo di capire cosa sia realmente successo sulla stazione spaziale che li trasportava e successivamente cercare di tornare a bordo con gli scarsi mezzi a disposizione.

Tecnicamente mi sono piaciute le sceneggiature e la cura nei dettagli per quanto riguarda i mezzi di trasporto, le tute spaziali e le navi.

La colonna sonora non mi ha particolarmente colpito ed i personaggi sono ben delineati anche se non si coglie bene quale possa essere il background della famiglia Robinson che la rende così odiosamente saccente (con dei picchi verso la protagonista femminile).

In generale però una serie TV decisamente godibile con spunti interessanti nel finale che lasciano ben sperare per la seconda serie.

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