Dopo il rollercoaster di emozioni provocate prima da Rogue One e successivamente da Episodio 8 è giunto il momento di immergerci nel passato di Han Solo

Le vicende che hanno portato alla produzione del film Solo: A Star Wars Story non facevano ben sperare perchè quando a riprese quasi ultimate ti ritrovi con un cambio di regia il rischio che tutto crolli è dietro l’angolo.

Ma Disney ha le spalle belle grosse, e Ron Howard è riuscito a ricucire i pezzi con molta esperienza proponendoci un film che non presenta salti di trama e ci racconta in maniera fluida le origini del fuorilegge Han Solo.

Dopo un inizio un po’ spiazzante ma che ci rivela subito le origini di almeno un paio di particolari attorno ai quali si fonda il mito di Han Solo, il protagonista sarà costretto ad un periodo di maturazione durante il quale avrà il tempo per diventare il personaggio che tutti noi conosciamo: perennemente in fuga ma forte di un’ironia tutta sua.

Si dimostra subito capace e forse un po’ ingenuo, ma nel complesso il ruolo interpretato da Alden Ehrenreich rispecchia in pieno quanto ci si aspetta da lui.

Il problema del film è però un altro, e nonostante la presenza di Emilia Clarke nel vestire i panni di una donna matura e consapevole dei suoi mezzi, o di Donald Glover che interpreta con disinvoltura un giovane e fresco Lando Calrissian, manca quella sensazione che solitamente si ha quando si guarda un film di Star Wars ed è la minaccia del pericolo rappresentato solitamente dall’Impero.

Ora, essendo in una origin story che per scelta non coinvolge direttamente il mondo dei Jedi e dei Sith, c’era comunque la possibilità di sfruttare la presenza di Paul Bettany per andare a creare un bell’antagonista che risponde al nome di Dryden Vos. Ma la sua parte è nel complesso marginale, di contorno ad eccezione del finale quando ormai risulta troppo tardi riuscire ad imprimere quel senso di oppressione o se vogliamo costrizione.

Non concordo invece con le critiche mosse da alcuni sulla mancanza di originalità: qui non siamo in Rogue One dove personaggi e storia sono sostanzialmente sconosciuti, bensì siamo nell’ombra di un personaggio che nei decenni passati ci ha già raccontato molto della sua storia e si tratta sostanzialmente di viverla arricchendola di particolari ed in questo il film risulta ben riuscito e coglie anche un paio di occasioni per stupire lo spettatore.

Il finale infatti è tutt’altro che scontato ed in una occasione rende omaggio ad una figura che molti forse faticheranno a comprendere in quanto parte anche dell’universo espanso di Star Wars: The Clone Wars e Star Wars Rebels.

Per quanto riguarda le sceneggiature ho apprezzato l’inseguimento sul treno e quello a bordo del Millennium Falcon che ci apre gli occhi e ci pone di fronte al fatto che nella Galassia di Star Wars siamo forse esseri insignificanti.

Per quanto riguarda la colonna sonora invece, non l’ho trovata particolarmente significativa, ed il momento più intenso è proprio quello che ognuno di noi si immagina… dai che ci puoi arrivare, e se non ci arrivi vai a vedere il film così ne possiamo parlare nei commenti qui sotto.

Buona visione a tutti!

Rispondi