venerdì, 19 Aprile 2024
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La Pagina 101: Impronte degli Dei

Oggi cito uno dei libri più sorprendenti e controversi che siano mai stati scritti, un’indagine storica appassionata sulle antiche epoche dell’umanità che può modificare irreversibilmente la percezione del nostro passato. Si tratta di “Impronte degli Dei” di Graham Hancock.

Tutti i segnali provenienti dalle antiche civiltà che ho studiato suggeriscono che le catastrofi fisiche che nel passato hanno stravolto la configurazione della Terra erano intimamente connesse con il comportamento dell’uomo. Se passiamo la vita a perseguire il benessere e il successo perdiamo l’opportunità di imparare a crescere e a progredire. E per questo pagheremo un prezzo altissimo. E’ questo il messaggio fondamentale che ci hanno lasciato le civiltà scomparse.

A dopo il break.

La Pagina 101:

Lasciando il lato occidentale dell’enigmatica piramide, avanzai verso l’angolo sud-ovest del recinto conosciuto come il Kalasaya. Adesso riuscivo a vedere perchè era stato chiamato il Posto delle Pietre Verticali: infatti, era esattamente questo. In un muro costituito da massicci blocchi trapezoidali, erano stati conficcati a intervalli regolari enormi monoliti alti quattro metri, simili a tanti pugnali con il manico piantato nella terra rossa dell’Altiplano. L’effetto era quello di uno steccato gigantesco, di quasi centocinquanta metri di lato, che si levava dal terreno per un’altezza pari quasi al doppio della profondità del tempio interrato.

Quindi, Kalasasaya era una fortezza? Apparentemente no. Oggi gli studiosi riconoscono che la sua funzione era quella di un sofisticato osservatorio astronomico. Più che tenere a bada i nemici, il suo scopo era di fissare gli equinozi e i solstizi, e di predire, con precisione matematica, le varie stagioni dell’anno. Certe strutture all’interno dei suoi muri (e perfino nei muri stessi), sembravano essere state allineate secondo particolari gruppi di stelle e progettate per facilitare la misurazione dell’amplitudine del sole in estate, inverno, autunno e primavera. Inoltre la famosa “Porta del Sole”, che s’ergeva nell’angolo nord-occidentale del recinto, non costituiva solo un’opera d’arte di rilevanza universale ma era considerata da quelli che l’avevano studiata un complesso e accurato calendario inciso nella pietra:

più si familiarizza con la scultura e più ci si convince che la singolare disposizione e la pittoricità delle immagini di questo calendario non possono assolutamente essere semplicemente il risultato del capriccio estremo e imprevedibile di un artista, ma che i suoi geroglifici, del tutto logici, costituiscono l’eloquente raccolta delle osservazioni e dei calcoli di uno scienziato… Il Calendario non avrebbe potuto essere disegnato e progettato in altro modo che questo.

Le mie ricerche preparatorie mi avevano infuso una particolare curiosità per la Porta del Sole e, indubbiamente, per il Kalasasaya che prenderemo in esame nel prossimo capitolo avevano reso possibile un calcolo approssimativo del periodo in cui il Kalasasaya doveva essere stato progettato. Questi allineamenti indicavano la controversa data del 15.000 a.C., ossia circa diciassettemila anni fa.

Paolo Colombo
Paolo Colombohttps://www.mytechnology.eu
Classe '81, appassionato di tecnologia e internet. Dal 29 marzo 2007 scrive quotidianamente con passione sul suo blog www.mytechnology.eu | .it articoli inerenti queste due tematiche. Ha una bellissima moglie e due figli adorabili, e passa le nottate scrivendo articoli e giocando online con i membri del clan EraseR che conosce da ben 20 anni.
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