Abbiamo visto più volte in passato il sito di Megaupload diventare improvvisamente irraggiungibile ma questa volta siamo al capolinea: i procuratori federali della Virginia hanno costretto il suo fondatore, accusato di violazione delle leggi della pirateria e di violazione del copyright, a chiudere i siti Megaupload e ovviamente anche Megavideo. L’azienda è accusata di mancati introiti da film piratati per un ammontare pari a 500 milioni di dollari, includendo poi anche software e altro materiale ancora. Se sia questo una prima impronta della proposta di legge nota ormai come SOPA e PIPA questo è difficile capirlo, anche perchè i suoi promotori stanno lentamente facendo marcia indietro dopo che alcuni big di internet si sono mossi protestando e oscurando i loro siti. Ecco il comunicato:

McLEAN, Virginia (AP) — Federal prosecutors have shut down one of the world’s largest file-sharing sites, Megaupload.com, and charged its founder and others with violating piracy laws. The indictment accuses the company of costing copyright holders more than $500 million in lost revenue from pirated films and other content. The indictment was unsealed Thursday, one day after websites shut down in protest of two congressional proposals intended to thwart the online piracy of copyrighted movies and TV programs. Megaupload.com has claimed it is diligent in responding to complaints about pirated material. The indictment says at one point, Megaupload was the 13th most popular website in the world.

Si tratta ad ogni modo di un fatto di importanza storica per internet e per il file sharing, non solo perchè questa azione è tra i più grandi casi di violazione di copyright mai proposti dagli Stati Uniti ma anche perchè mira direttamente a colpire l’utilizzo di siti di file hosting come mezzi per la distribuzione di materiale illegale o coperto da diritti d’autore. Ma soprattutto, perchè questo crea un precedente, che in America rappresenta un fattore fondamentale per le cause a venire.

I proprietari e le due società – Megaupload Limited e Vestor limited – sono stati incriminati da un grand jury nel Distretto Orientale della Virginia il 5 gennaio 2012, con l’accusa di racket, violazione del copyright, riciclaggio, violazione del copyright. Per questi reati è prevista una pena massima di 20 anni di carcere a seconda del capo di accusa che verrà riconosciuto dai giudici. L’accusa sostiene che l’impresa criminale sia guidata da Kim Dotcom, alias Kim Schmitz e Kim Tim Jim Vestor, 37 anni, residente di Hong Kong e Nuova Zelanda. Si tratta di uno dei più grandi casi di chiusura di siti di file hosting su web al quale potrebbero seguire a ruota 4shared, rapidshare e moltissimi altri.

L’unica cosa a me poco comprensibile è come possano dei procuratori, in così poco tempo e senza fare alcun tipo di scalpore, chiudere un sito legalmente con sede ad Hong-Kong e che sulla carta offre un servizio legittimo (sono poi gli utente che ne fanno un uso distorto).

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