tesla model 3

Non è un caso che il mio precedente articolo era iniziato con una parola: Boom!

Dopo la presentazione di Tesla Model 3 l’attenzione è stata tutta rivolta al numero incalzante dei pre-ordini che a livello globale hanno ormai frantumato il muro delle 300.000 unità (considerando che sabato erano già a 276.000).

Tutta questa attenzione ha dato anche la possibilità via twitter di approfondire alcune tematiche in merito alla vettura ed in particolare alla parte interna ovvero quella che da qui a fine 2017 sarà probabilmente oggetto di maggiori adattamenti.

Ad un utente che suggeriva uno sterzo ed un volante in stile Ferrari, Musk ha risposto consigliandogli di attendere la versione definitiva che a detta sua “sarà come un’astronave”. In effetti si mormora anche con una certa insistenza che il cruscotto lato guidatore vedrà l’introduzione di un HUD avanzato… staremo a vedere.

Interessante anche quanto affermato in merito ai Supercharger presenti in Italia: attualmente ce ne sono qualcuno dislocati solo al nord, situazione molto diversa rispetto a quanto già attivo ad esempio in Germania, ma Musk ha twittato che entro fine anno la situazione dovrebbe svilupparsi molto anche verso il sud.

Tutto questo mentre alcuni cercano di mettere in chiaro come alcune delle strategie di Tesla stiano portando anche grossi perdite alla società che meno di un anno fa dichiarava infatti numeri in rosso per 154 milioni di dollari.

Anche se sono numeri reali quelli evidenziati da quattroruote, sembra altrettanto chiaro che la strategia di Tesla e Musk sia improntata al lungo termine ovvero quando riuscirà tramite le economie di scala a raggiungere un livello di pareggio. Economie di scala che sono già state messe in atto ad esempio con la realizzazione (in collaborazione con Panasonic) della Gigafattory, ovvero il capannone dove avrà luogo la realizzazione di tutte le batterie destinate ad auto e Powerwall domestiche la cui costruzione ha richiesto un investimento pari a 5 miliardi di dollari.

Tesla e Musk stanno viaggiando su un binario parallelo rispetto a quello dell’industria tradizionale automotive.

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