Un film molto pubblicizzato, che tuttavia mi ha lasciato con quel senso di “si poteva fare meglio”

Triple Frontier è uno dei film di punta di Netflix che racconta l’avventura di un gruppo di ex militari americani, ora contractor, che vuole cogliere l’occasione di guadagnare qualche milionata di dollari grazie ad un’informazione inaspettata.

Il gruppo, capitanato da Ben Affleck, assalterà il rifugio di un grosso trafficante di droga: un posto segreto dove sono custodite le sue fortune, ma difficilmente accessibile.

L’operazione darà il via ad un viaggio di ritorno pieno di insidie, che non provengono però dalla lotta ai narcotrafficanti bensì dalle asperità del terreno difficile da sorvolare quando come carico ti porti dietro molto più di quanto ti saresti aspettato.

La parte di azione pura quindi viene subito meno, e lascia spazio ad un viaggio in elicottero che sarebbe stato facilmente risolvibile se i militari nel cervello al posto dei soldi avessero avuto i neuroni.

Se infatti il problema principale era il carico, si sarebbe potuto depositare una parte del carico lasciando qualcuno a presidiarlo, e fare 2 o 3 tratte al posto di 1 un viaggio solo verso il suicidio assicurato.

Bastava portarsi la giacca

Ed è così che il tuo nemico, in un film su contractor e trafficanti, diventa il figlio di un pastore.

Il finale vuole essere una sorta di monito: i soldi facili non esistono, e se esistono bisogna essere pronti a pagarne il prezzo che talvolta può essere decisamente elevato.

Il cast di tutto rispetto non riesce a far fronte ad una trama che inizia bene ma si perde da metà in poi, e solo il colpo di scena finale riuscirà a dare un minimo di senso al film.

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