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Recentemente una delle serie TV di punta per Netflix è stata Narcos, che racconta in maniera più o meno realistica la vita di Pablo Escobar, uno dei più noti trafficanti di droga della Colombia e probabilmente al mondo.

Della prima stagione la cosa che mi ha più colpito è stato il modo con cui la regia ha saputo mescolare voce fuori campo e dialoghi prodotti con contenuti reali dei veri protagonisti: immagini e video dell’epoca realmente accaduti.

In più come accaduto con Beast of no nation, il dialogo principale è nella lingua madre ovvero in colombiano con l’aggiunta dei sottotitoli ed il doppiaggio in italiano nei momenti in cui gli interpreti parlano in inglese. L’idea di dare spazio alla lingua originale ancora una volta mi è piaciuta, ma quello che mi è piaciuto di più è conoscere la storia di Pablo Escobar, che ha vissuto una vita ben oltre la legalità ma talmente incredibile (almeno secondo la ricostruzione) da sembrare irreale, impossibile.

Il cast si dimostra all’altezza capeggiati da un Wagner Moura dall’aria semplice ma dallo sguardo davvero espressivo; ho trovato decisamente fuori posto Boyd Holbrook anche se potrebbe far parte della sceneggiatura in quanto ricalca in parte alcuni tratti del vero agente dell’FBI che seguiva il caso.

Scenografia, effetti speciali e colonna sonora non sono i veri punti di forza anche se aiutano l’elaborazione di una trama davvero degna di essere raccontata.

Ma a parte questo, è una serie che consiglio decisamente di vedere perchè fornisce una panoramica generale di quello che accadde in Colombia negli anni 70-80 ma non solo perchè associa in più occasioni il narcotraffico all’ossessiva lotta americana contro il comunismo.

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