Quando nel trailer ti giochi quasi tutto, quello che otterrai non potrà che essere un lavoro lasciato a metà

Nutrivo grandi speranze in Ralph spacca internet per via di un primo film che era piaciuto molto non solo a me ma anche ai miei bambini e per come fosse riuscito a raccontarci il mondo dei videogames con una leggerezza ma anche una fantasia degna di nota.

Esaurito l’argomento dei cabinati con il primo capitolo, Disney ha voluto cercare di andare oltre e lo ha fatto inizialmente in un modo molto intelligente che poteva rappresentare una naturale evoluzione della storia: il volante del gioco di Vanellope si rompe e l’unica alternativa è quella di cercare online se ne esista un sostituto.

Ma quello che segue si perde nella vastità di internet come si perderebbe chiunque vi si approcciasse per la prima volta.

Ralph spacca internet è un susseguirsi di segmenti uniti in qualche modo ma che narrativamente non convince l’adulto ne tanto meno un bambino (al quale il film dovrebbe essere destinato) che si ritrova a doversi fronteggiare con delle rappresentazioni visive di concetti virtuali: Google, YouTube, EBay e i vari assistenti hanno tutti delle rappresentazioni fisiche che un adulto comprende nell’immediato ma che per un bambino possono essere concetti assimilati con leggerezza, senza la dovuta comprensione.

Il film racconta la voglia di cambiamento di Vanellope alla ricerca di nuove sfide, un desiderio che non trova però riscontro in Ralph che non accetta l’idea di perdere un’amica.

E così mentre Vanellope è tutta presa nella sua lotta interiore, Ralph si occupa di tutt’altro andando a separare quel duo che era stato cosi prorompente nel primo film e che ne rappresentava la vera forza.

Da un lato otterremo così una storia frivola fatta di like e sketch forzatamente comici e dall’altro un personaggio in cerca del suo futuro che dovrà vedersela fra le altre cose con il set completo delle principesse Disney: un brand a se stante che per la prima volta viene messo tutto insieme all’interno di un unico film e il cui momento rappresenta a mio parere il punto più alto di tutti i 112 minuti.

Ma il punto più basso invece viene toccato tra i titoli di coda dove compare una delle scene più esilaranti del trailer e che riproposta così, senza contesto e al di fuori di una qualsiasi narrazione, perde tutta la sua carica ironica.

Per concludere: il potenziale era alto in quanto essendo l’online uno dei capisaldi dei videogames attuali ritengo che la trama si potesse sviluppare diversamente, ma è stato decisamente sfruttato male.

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